Vicenza, 5 giugno 2013
Palazzo Giustiniani Baggio, Contrà San Francesco, 41

L’autosufficienza nel soddisfare il fabbisogno di sangue, dei suoi componenti e degli emoderivati rappresenta un obiettivo di importanza strategica nazionale per garantire la copertura del crescente fabbisogno che si accompagna al progresso delle cure medicochirurgiche. L’autosufficienza rappresenta un indicatore della qualità di un sistema sanitario efficiente e si colloca in una visione socio-culturale solidaristica rafforzata della volontarietà e gratuità del sistema di donazione del sangue. Il plasma dei donatori rimane ancor oggi insostituibile nella produzione di emoderivati essenziali nella pratica medica (immunoglobuline, albumina etc). Inoltre, i fattori della coagulazione derivati dal plasma, dopo che l’introduzione dei moderni test virologici e delle tecniche virucidiche ne ha virtualmente eliminato il rischio di trasmissione di agenti patogeni, hanno rappresentato una risorsa insostituibile per la cura dei pazienti con emofilia e coagulopatie congenite gravi almeno fino all’avvento della disponibilità dei fattori ricombinanti, introdotti nei primi anni ’90 del precedente secolo.

Attualmente, sia per la qualità “tecnologica” intrinseca dei fattori ricombinanti sia per la convinzione diffusa, anche se scientificamente non provata, della loro maggior sicurezza virale, i prodotti ricombinanti vengono sempre più spesso impiegati nella terapia di tali patologie. Tuttavia, nel panorama europeo esistono situazioni di estrema eterogeneità che evidenziano uno squilibrio fra il consumo di fattori ricombinanti e quello di fattori plasma-derivati. Ad esempio in Spagna e in Germania il consumo di concentrati plasma-derivati varia dal 40 al 50% rispetto a una media italiana di circa il 20-25%. In particolare, nel nostro paese questo squilibrio ha portato a un’eccedenza rilevante di fattore VIII ottenuto nell’ambito dell’Accordo Interregionale per la Plasmaderivazione tale da lasciarne inutilizzato oltre la metà. Questo ha consentito di prefigurare una collocazione del fattore VIII in eccesso nell’ambito di iniziative di cooperazione internazionale. Infatti, se in Italia il consumo di fattore VIII è all’incirca di 7 U/abitante, dovuto in gran parte all’adozione della profilassi, in diversi paesi europei emergenti tale quota non riesce ad arrivare ad 1 U/abitante, considerata come soglia minima per la terapia delle emorragie in atto dell’emofilico. Inoltre, non va dimenticato che gran parte degli emofilici nei paesi del terzo mondo non hanno ancor oggi accesso ai concentrati della coagulazione.

Alla luce di queste considerazioni è indispensabile una lungimirante revisione delle strategie di produzione, utilizzo e collocazione dei prodotti plasma-derivati per il medio e lungo termine insieme a un’attenta analisi delle motivazioni mediche e sociali, nonché della sostenibilità economica del sempre più diffuso uso dei concentrati ricombinanti.

Alla discussione delle tematiche di questo workshop sono invitati i rappresentanti delle associazioni dei pazienti emofilici e coagulopatici, dei donatori di sangue e delle istituzioni chiamate a rispondere efficacemente ai mutati scenari medici ed economici. Non ultimo, l’analisi bioetica esplorerà la possibilità di armonizzare l’utilizzo razionale delle risorse economiche all’interno del nostro sistema solidaristico ancorato ai valori della persona e alla gratuità del dono.

Programma Il Sistema Sangue Italia